Primo Annuncio
[Reg. Met. interbranca art. 4; L/C art 1; E/G art. 1; R/S art. 1]
[Doc. Emmaus pag. 5]
Ogni cristiano sperimenta nella propria vita un annuncio che può cambiare la sua esistenza: “Gesù ti ama, ha dato la sua vita per salvarti e adesso è vivo al tuo fianco per illuminarti per rafforzarti, per liberarti”[1]. Il Primo annuncio (dalla parola greca Kèrygma, che significa appunto “proclamazione, annuncio”) è tanto semplice quanto prorompente, è la grammatica della narrativa di Dio. La consapevolezza di questo primo annuncio ci rende capaci di far abitare lo Spirito nella nostra storia: “è l’annuncio che risponde all’anelito d’infinito che c’è in ogni cuore umano”[2].
Ci avete mai pensato? Tutta la nostra fede si fonda su una chiamata: è l’invito di Dio ad entrare in relazione con Lui. Una relazione vitale fatta di amore, cammino condiviso e quotidiano. il Signore ha un progetto su di noi (su di me, su di te, su ogni ragazzo e ragazza), un progetto che porta alla felicità, un progetto che ci accompagna per la vita e ci fa scoprire la bellezza di essere un “uomini/donne-come-lui”.
Avere un progetto di vita insieme significa camminare sulla stessa strada, accompagnarsi, sostare, riposarsi. Significa avere un orizzonte di vita comune, significa fare spazio all’altro, farsi abitare dall’altro e abitare l’altro. Il Primo annuncio, dunque, è far scoprire questa bellezza e accompagnare i nostri ragazzi e ragazze ad entrare in confidenza con lo (lasciandosi “abitare” dallo) Spirito e riconoscere il loro progetto di vita con il Signore.
Il Kèrigma, tuttavia, non deve essere confuso con una formula piuttosto deve essere inteso come un racconto, quello dell’incontro con Cristo. C’è chi dice che “la preghiera abita tutti i sensi”[3] e così il Primo annuncio abita tutte le dimensioni della nostra vita, dell’esistenza concreta di tutti i giorni, perché racconta di un incontro con un Uomo che attraverso le sue relazioni umane (divine) ha cambiato la vita di chi camminava con lui o di chi semplicemente ne scorgeva i comportamenti, i gesti.
Come ci ricorda il Documento “Emmaus”: “L’annuncio di fede, nel contesto dell’esperienza scout, è dunque un primo annuncio che invita i ragazzi a rileggere le esperienze vissute, illuminandole alla luce della Parola, per comprenderne il significato profondo”.
“Emmaus” aggiunge poi un’indicazione pratica di metodo scout, afferma infatti che “così inteso questo è strettamente legato ad una specifica esperienza e non è prevedibile: ogni attività può provocare nei singoli partecipanti vissuti differenti, dunque differenti significati. È evidente che in questa accezione il concetto non è un contenuto da trasmettere, ma il significato particolare di un evento che ciascun ragazzo o ragazza scopre, interpretando ciò che ha vissuto”. Ecco, dunque, che le esperienze scout, vissute intensamente da ragazzi e capi insieme, possono divenire strumento per “rileggere la propria storia e le proprie esperienze alla luce dello Spirito, alla presenza di Gesù Cristo, cogliendo i segni di unità del proprio percorso di vita è quello a cui ogni cristiano è chiamato” (cfr. Emmaus p. 5). Un gioco, un’avventura con la propria squadriglia, il servizio svolto a delle persone in difficoltà, accompagnate dall’incontro con la Parola di Dio, sono tutte occasioni di Primo annuncio, occasioni per scoprire il significato profondo di quelle esperienze dove “la Parola di Dio entra e trasforma la nostra esistenza” (cfr. Emmaus p. 5).
Come cristiani conosciamo un modo infallibile per proporre il Primo annuncio: è quello di parlare di Gesù, innanzitutto per come lo conosciamo attraverso le pagine dei Vangeli e per come lo Spirito lo ha rivelato in noi! Come capi e capo vogliamo anche noi sperimentarci in questo racconto: è il nostro racconto e, assieme a quello dei ragazzi e delle ragazze delle nostre unità, il racconto che sapremo costruire insieme.
LE DIMENSIONI
[Reg. Met. interbranca art. 22; L/C art 22; E/G art. 22; R/S art. 18]
[Doc. Emmaus pag. 11]
Tanti sono i volti di Gesù che ci offre il Vangelo, mettono in luce diverse “dimensioni”, delle specifiche caratteristiche della sua figura. Il Documento “Emmaus” ne propone sei: le vogliamo ripercorrere brevemente assieme, non per impararle a memoria (!), quanto per ribadire come ognuna di esse ci parla di Gesù, della sua vita e della sua esperienza con l’uomo e la donna di ogni tempo. Per ognuna poi proponiamo una domanda che, speriamo, possa stimolare la vostra riflessione e sensibilità di capi.
La dimensione simbolica
Gesù vive una dimensione simbolica della vita, è capace di gesti e parole che scavano in profondità l’animo umano, sono esperienze di vita altamente evocative di significati e valori, sono un vocabolario di parole vive che invitano a leggere la vita con uno sguardo nuovo. Si pensi alla dinamica delle parabole con cui Gesù parla a chi incontra (cfr. le Parabole del Regno in Lc 8) oppure al gesto dello spezzare il pane ai discepoli di Emmaus (Lc 24,30-31).
I nostri ragazzi vivono nelle unità esperienze altamente simboliche: la dimensione rituale, le danze e i canti degli ambienti fantastici Giungla e Bosco, il deserto, le celebrazioni, la strada… sono solo alcune di queste. Sono esperienze che toccano la loro vita in maniera significativa e che possono essere illuminate dalla Parola.
La dimensione narrativa
C’è una dimensione narrativa nella vita di Gesù che è strettamente legata non solo alle narrazioni che fa della sua vita in relazione alla sacra scrittura (“non bisognava che il Cristo patisse per entrare nella sua gloria?” racconta ai due discepoli), ma anche alla capacità di raccontare la propria vita e farsi raccontare la vita degli altri. La dimensione narrativa che vive Gesù, si esplica nelle relazioni e permette alle persone di raccontare sé stesse, di aprirsi a una possibilità di trasformazione della propria identità e di costruire il senso della realtà e della propria vita (un esempio lo troviamo nell’incontro di Gesù con Zaccheo – Lc 19,1-10).
L’esperienza scout è permeata da intrecci di relazioni: la comunità di branco e di cerchio, la vita della squadriglia, la comunità del noviziato e del clan. Relazioni tra pari e tra grandi e piccoli che vivono esperienze ricche di senso. Sono gli ambiti in cui i ragazzi e le ragazze sono chiamati a raccontarsi ed a trovare significati per ciò che hanno vissuto e per la loro vita.
La dimensione della gratuità
La gratuità è la dimensione per eccellenza di Gesù: Gesù è al tempo stesso dono e donatore è colui che per amore si dona agli uomini e, per amore, ci lascia un esempio da seguire. Nella sua vita introduce, con forza, la logica del dono di sé, della reciprocità, dell’amicizia. Egli invita continuamente non a contare, ma a donare gratuitamente perché gratuitamente si è ricevuto. Nell’ultima cena Gesù ci insegna che amare vuol dire servire (Gv 13,1-11).
Lo scautismo educa fortemente al senso della gratuità e del dono, questa dinamica – divina ed umana al tempo stesso – è la dinamica del servizio. I ragazzi e le ragazze, fin da piccoli, sono chiamati a compiere gesti disinteressati per gli altri, fino a farne – nella Partenza – una scelta per la vita.
La dimensione dell’alterità
La dimensione della alterità è connaturata a Gesù, lui per primo si è fatto “altro da sé stesso”, fin dall’inizio si è voluto mettere “nei panni” degli uomini e vivere la vita con e come loro. Gesù soffre, gioisce con chi incontra nel suo cammino, non rimane indifferente all’altro, non si volta dall’altra parte, è colui che sa ascoltare e accompagnare. In tutto il Vangelo il Signore invita all’incontro con l’altro, a farsi prossimo, non si nega mai a nessuno (anche sulla croce, accogliendo il “ladrone” – Lc 23,39-43)
Lo stile scout esorta ad una vita vissuta “nelle scarpe degli altri”, è un continuo esercizio di confronto e accoglienza dell’altro, è una palestra di “alterità”. L’altro, il diverso da me, sia esso il nuovo lupetto entrato all’ultima riunione o la persona che sto aiutando nel servizio, non sono estranei, persone da evitare, ma da conoscere, accogliere e amare.
La dimensione della creatività
Gesù è un uomo del suo tempo che sa leggere i segni e riesce a dare una risposta alle domande esistenziali degli uomini; il suo messaggio ha una forza creativa che è capace di rispondere in modo nuovo alle istanze della vita. Gesù nella sua vita è testimone di creatività è colui che fa “strade nuove dove non ci sono” è colui che “rinnova” la legge e, creativamente, la trasforma (né è un esempio l’interpretazione che dà della legge del sabato – Mc 2,23-28)
“Dove non c’è la strada inventala” è un detto scout. Lo scout è il creativo per eccellenza, capace di un pensiero divergente; le esperienze che lo scautismo propone stimolano i ragazzi ad essere continuamente innovativi: nelle relazioni, nella risoluzione dei problemi, nel progettare.
La dimensione della custodia
Avere cura è un gesto di amore. Accogliere, ascoltare, farsi prossimo è lo stile delle relazioni di Gesù. Lui non lascia correre, ama i suoi “fino alla fine”. I Vangeli sono caratterizzati dall’invito costante di Gesù ad apprezzare la vita e a prendersene cura quotidianamente, al di là di un sentire passeggero. Esemplare è la parabola del samaritano – Lc 10,25-37.
Fin dall’ingresso in branco/cerchio i bambini vengono accolti dalla comunità che si prende cura di loro, quando entrano in squadriglia sono affidati al capo squadriglia ed in tutto il percorso scout le relazioni si coniugano con la cura e la custodia dell’altro (del più piccolo, del più debole, di chi è in difficoltà per uno zaino troppo pesante) e di ciò che ci circonda (il creato).
Sappiamo promuovere una premura e una custodia non frettolosa, ma paziente, capace di uno sguardo lungo?
[1] Papa Francesco, Esortazione apostolica “Evangelii Gaudium”, n. 164 - https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html
[2] Evangelii Gaudium, 165
[3] José Tolentino Mendonça, “Una grammatica semplice dell’umano”