Dinamica
[Reg. Met. interbranca art. 4; L/C art 1; E/G art. 1; R/S art. 1]
[Doc. Emmaus pagg. 8-9]
“Le esperienze peculiari del metodo scout hanno già una valenza religiosa, che – attraverso l’annuncio della Parola e la celebrazione dei sacramenti – fa dello scautismo un’occasione di incontro con la persona di Gesù Cristo e una originale forma di spiritualità cristiana, che è in molti casi il primo contatto con il Vangelo e la possibilità di entrare in relazione con Dio”[1].
In questo cammino, bambini e bambine, ragazzi e ragazze, sono accompagnati dai capi e dalle capo che, con la loro vita, annunciano e testimoniano la presenza di un Padre che li ama, che cammina al loro fianco ogni giorno, che li illumina e li rende forti. Lungo la strada, capi e ragazzi insieme, scopriranno la bellezza di rendere esplicito quanto già custodito nel proprio cuore manifestando con coraggio e schiettezza il proprio essere cristiani a “voce alta”. Sarà importante prendere consapevolezza di non essere già arrivati, senza paura di mostrarsi anche nelle fragilità e nelle imperfezioni; cadere e rialzarsi per continuare a camminare, senza disperazione ma con speranza, saranno la testimonianza più forte dell’incontro vero e concreto con il Signore risorto.
Diventa quindi importante, sviluppare il processo di scouting basato sul leggere, riconoscere e dare forma a ciò che la Parola di Dio rivela per ciascuno, al fine di generare un cambiamento in sé ed essere sale della terra e luce del mondo. Ci piace, infatti, ricordare che “non possiamo però dimenticare che la vita quotidiana diventa sorgente di speranza solo in Gesù, in quella solidarietà costitutiva che nella grazia della sua umanità ha già trasformato la nostra stessa esperienza di vita. Per questo, è indispensabile collocare la sua persona al centro della nostra avventura quotidiana e confrontarci con lui e con il suo messaggio per decifrare il mistero in cui è avvolta la nostra esistenza.[2]
La pedagogia scout nell’educare alla vita cristiana segue quindi, una dinamica caratterizzata dai momenti del vivere, incontrare, raccontare/raccontarsi, generare, attraverso i quali rileggere e orientare la propria vita.
VIVERE – luogo in cui avviene l’incontro
Il Documento “Emmaus” (cfr. p. 8) ci ricorda che “gli eventi, le attività nell’ambiente educativo scout, sono i ‘luoghi’ in cui avviene l’incontro, incontro con i pari e con i capi, cioè i propri compagni di strada. Al centro di tutto c’è la vita come esperienza che deve essere immersa nella Parola, interrogata da essa e riletta alla sua luce. Per chi ha curiosità e fiducia, la vita di unità che si dispiega con naturalezza e semplicità diviene molto più importante del progettare e programmare; diviene “traccia” di segni da leggere e condividere con gli altri, scouting con gli occhi del cuore”.
Le attività svolte, quando rilette, diventano esperienze; sono queste che toccano il cuore dei ragazzi e delle ragazze, sono le esperienze che vanno illuminate, comprese e che aiutano a crescere. Non sempre sono associate a momenti di felicità: a volte ci può essere uno scontro, una fatica da superare, una fragilità da accettare, in altri momenti si sente un grande slancio: sono queste le pietre che ci permettono di costruire la nostra personalità e orientano il nostro vivere.
Per i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze, i giovani e le giovani la vita comunitaria, vissuta in modo diverso ma ugualmente intenso nelle tre branche, è l’occasione per vivere il primo slancio di vita che accomuna la loro esperienza a quella di Gesù ed i suoi discepoli.
INCONTRARE – prendere consapevolezza dell’incontro quotidiano con un Dio presente
Attraverso la rilettura delle esperienze vissute ci si accorge che Gesù, si avvicina e cammina con noi. Tuttavia, come i discepoli di Emmaus, i nostri occhi, talvolta, sono incapaci nel riconoscerlo. Il Signore, a volte sconosciuto, diventa allora colui che ci fa vedere una realtà nuova a cui non siamo abituati, che ci aiuta a leggere quella che abitiamo con occhi diversi. Gesù cammina con noi e cerca di farsi raccontare la nostra vita.
Per riuscire ad interpretare gli eventi vissuti e prendere consapevolezza dell’incontro occorre acquisire confidenza con la Parola di Dio, che si manifesta attraverso la Scrittura: “impariamo – assieme ai ragazzi – a leggere la Bibbia, a frequentarla, ad utilizzarla dentro le nostre attività scout, giocando con essa, drammatizzando le storie che essa contiene, raccontandone il contenuto, studiando i meccanismi con cui il racconto biblico parla a noi uomini e donne di oggi, celebrandola e pregandola” (cfr. Emmaus p. 8).
È dentro le esperienze quotidiane vissute nella vita scout (il gioco, le uscite di squadriglia, la strada…) che i ragazzi e le ragazze hanno l’occasione di incontrare l’Altro e, proprio come i discepoli di Emmaus, riconoscerlo come fratello attraverso azioni e gesti concreti. Soffermarsi sulle esperienze, masticandole un po’ attraverso una pagina del Vangelo è uno dei modi in cui prende corpo l’incontro con Gesù.
RACCONTARE E RACCONTARSI – testimoni narranti
Come educatori ci sentiamo in cammino “con una meta precisa: essere testimoni della nostra fede! Siamo in cammino non da soli, ma a due a due: capi e ragazzi. Come fratelli maggiori, i capi sanno camminare insieme ai ragazzi. Diventa allora un cammino comune, un cammino insieme, un cammino fianco a fianco” (cfr. Emmaus p. 3).
In questo cammino che intraprendiamo con i ragazzi siamo chiamati, come educatori, ad essere testimoni sinceri delle nostre scelte, dei nostri valori. Non sono solo le parole a definirci come cristiani ma, piuttosto le nostre azioni che parlano prima e con più convinzione della voce. Siamo portatori di un annuncio che abbiamo fatto nostro, che nutre la nostra speranza, che sostiene la nostra vita. Quella che raccontiamo non è una storia fatta di eventi eccezionali ma, piuttosto, è raccontare come abbiamo riconosciuto l’amore di Dio in noi, come gli abbiamo dato forma e lo abbiamo reso evidente nella nostra vita.
Raccontiamo una storia che ci vede in cammino: fatta di umanità, di certezze e di dubbi, di cadute e rialzate e, quindi “non raccontiamo una realtà diversa da quell’unica esistenza che ciascuno di noi vive. La vita cristiana è la nostra concreta esistenza quotidiana” (cfr. Emmaus p. 3).
Sappiamo quanto il racconto abbia un posto centrale nella vita delle branche; è necessario che esso esca da un uso prettamente “strumentale” e riesca a permeare tutta la vita di branca. La tana, la sede, la strada, un bosco, ogni luogo diviene il luogo privilegiato dove vivere la dimensione della narrazione. Noi capi e i nostri ragazzi, tutti raccontiamo storie, narriamo il Vangelo, narriamo di noi stessi!
Per questo la comunità è il luogo dove ciascuno può sentirsi libero di raccontare il proprio incontro con Cristo, esprimerne la meraviglia. Ogni ragazzo deve poter sentire che la sua comunità è il luogo dove raccontare e raccontarsi, certo che i compagni sapranno coltivare e custodire le sue parole. Attenzione, però, che non si trasformi un recinto autoreferenziale; uscire dalle sedi e vivere la comunità più grande, che è la Chiesa, ci consente allargare l’orizzonte del nostro raccontare e di ascoltare il racconto di altri fratelli e sorelle.
GENERARE – un cambiamento in noi e una scintilla negli altri
“Il percorso delineato può generare in ciascuno un cambiamento per sé e una scintilla per gli altri” (cfr. Emmaus p. 9). Da sola questa affermazione ci rimanda alla ricchezza della vita di ciascuno e alla necessità di essere consapevoli di come ogni azione possa generare un cambiamento in noi e negli altri. Nelle esperienze vissute con i ragazzi e le ragazze siamo consapevoli che ogni proposta potrà trasformarsi, per loro e per noi, in un’esperienza maestra; un’esperienza che lascia una traccia indelebile, che definisce la persona, che accompagna nella vita. Dopo il ragazzo non sarà più lo stesso, cambiato per sempre, rinnovato! Ma anche l’educatore non potrà rimanere immutato da quel vissuto, perché se è vero che adulti e ragazzi camminano insieme, allora entrambe possono innescare la scintilla del cambiamento nell’altro!
Nell’esperienza condivisa capi e ragazzi potranno percepire quella scintilla, che avrà saputo toccare le corde dell’esistenza e farà dire, come ai discepoli di Emmaus dopo l’incontro con Gesù: “Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?” (Lc 24,32).
“Tutta l’esperienza vissuta è vita cristiana se riusciamo a far emergere l’esperienza di fede dall’esperienza di vita” (cfr. Emmaus p. 9); dobbiamo essere capaci, noi per primi, di cambiare prospettiva nel considerare la nostra vita per riuscire ad accompagnare i ragazzi a cambiarla a loro volta. In questo si scorge un percorso personale di crescita e presa di coscienza di come siamo chiamati alla responsabilità dell’annuncio, strumenti della Grazia per gli altri nello spirito di servizio.
Allora tutta l’esperienza scout e tutti gli strumenti educativi a disposizione divengono occasione per cucire, in una unica veste le esperienze educative e le esperienze di fede. Una sfida, forse, perché chiede di uscire dalla logica delle attività per abbracciare la visione più ampia dell’esperienza!
[1] Regolamento metodologico interbranca Art. 4.
[2] R. Tonelli “Per una pastorale giovanile al servizio della vita e della speranza”, Elledici 2002